Home Cronaca Brindisi: dalla Colonna “regalata” a quelle dimenticate. Analisi di una storia perduta all’interno di un pseudo parco, il “Tommaseo”
Brindisi: dalla Colonna “regalata” a quelle dimenticate. Analisi di una storia perduta all’interno di un pseudo parco, il “Tommaseo”

Brindisi: dalla Colonna “regalata” a quelle dimenticate. Analisi di una storia perduta all’interno di un pseudo parco, il “Tommaseo”

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di Salvatore MORELLI

Possono sembrare due colonne finte, clonate. Due “cilindri” di marmo buttati lì a guardia di una palazzina più volte vandalizzata e data alle fiamme: l’ex Corpo Forestale di via Ciciriello, al quartiere Casale di Brindisi. Ebbene, quei due anonimi pezzi bianchi abbandonati tra i fatiscenti ruderi dell’ex Collegio Navale “Tommaseo” e un pseudo parco che porta lo stesso nome hanno ben altro da raccontare: appartengono infatti a uno scavo avvenuto negli anni ’60 nell’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni, dove oggi (nel cuore storico della città) si erge il Nuovo Teatro Verdi.

Già, ma nella loro invisibilità artistica e senza nemmeno una piccola targa che possa ricordare ai più sprovveduti visitatori che ormai sopravvivono a duemila anni di storia, come sono arrivate da quelle parti? Quelle due colonne, insieme a grossi pezzi di tufi in carparo (che si trovano abbandonati intorno alla pinetina adiacente alla palazzina) fanno parte di un mix di reperti storici che dopo lo scavo erano stati abbandonati sotto uno strato in cellophane.

Solo nel corso degli anni ’80 (non sapendo dove collocarli) su decisione dell’allora Soprintendente per i beni archeologici della Puglia, Giuseppe Andreassi, e dell’ex capo del Corpo Forestale dello stato per la provincia di Brindisi, Marcello Agrifani, si decise – di comune accordo – un trasferimento presso l’area verde dell’ex Collegio Navale “Tommaseo” in attesa di una degna collocazione. Quarant’anni dopo, quelle due colonne continuano a vivere nell’anonimato e all’interno di un’indifferenza storica e culturale di una città dove ogni cosa spazia intorno a due lettere: ex. A Brindisi, ogni cosa diventa ex prima dell’oblio.
Testimone di questa storia è stata anche l’archeologa Assunta Cocchiaro, a sua volta Soprintendente per i beni archeologi della Puglia fino al dicembre del 2017. Appassionata di Storia romana e memoria storica della vecchia Brundisium attraverso diversi studi e pubblicazioni che, in un articolo apparso nel 2021 sul Nuovo Quotidiano di Puglia, dichiarò: “Forse sarebbe ora di mettere qualche indicazione su questi cimeli appartenenti all’area perimetrale di San Pietro degli Schiavoni. Magari una targhetta a ricordarne la provenienza, come già richiesto in passato all’amministrazione comunale”.

Un’altra vicenda, di sicuro più interessante, ci ricorda altre due famose Colonne, quelle sul porto di Levante. Quando una crollò nel 1528, si aspettò ben 132 anni (1660) prima di “regalarla” (tra motivi religiosi, tira e molla di sindaci e ordini superiori in arrivo dal Vicerè di Napoli) ai “cugini” leccesi per realizzare un monumento in onore di sant’Oronzo. Oggi ben visibile nella piazza che porta il nome del Santo.