Home Cronaca Processo “The Wolf”, condanne per oltre 270 anni di carcere. Tra i beni confiscati anche un cavallo di razza
Processo “The Wolf”, condanne per oltre 270 anni di carcere. Tra i beni confiscati anche un cavallo di razza
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Processo “The Wolf”, condanne per oltre 270 anni di carcere. Tra i beni confiscati anche un cavallo di razza

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Nella tarda mattinata di oggi 11 marzo è stata emessa dal Tribunale di Lecce la sentenza relativa al processo scaturito dall’operazione “The Wolf”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dai Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, nei confronti di 22 persone accusate a vario titolo dei delitti di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e da guerra, violenza privata, lesioni personali, estorsione, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio ed auto riciclaggio, tutti aggravati dal metodo mafioso, produzione, coltivazione, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

CONDANNE PER OLTRE 270 ANNI COMPLESSIVI

Gli imputati hanno riportato le seguenti condanne: Gianluca Lamendola, 20 anni di reclusione, Pietro Aprile, 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa, Luca Balducci, 8 anni di reclusione, Roberto Calò, 13 anni e 6 mesi di reclusione, Rosario Cantanna, 11 anni e 10 mesi di reclusione, Angelo Potenzo Cardone, 12 anni e 6 sei di reclusione, Pancrazio Carrino, 13 anni e 4 mesi di reclusione, Maurizio D’Apolito, 9 anni e 10 mesi di reclusione, Francesco Ciciriello, 1 anno di reclusione, Adriano De Iaco, 20 anni di reclusione, Alessandro Elia, 10 anni di reclusione, Domenico Lanizza, 20 anni di reclusione, Cosimo Lamendola, 20 anni di reclusione, Palmiro Lacatena Pancrazio, 5 anni di reclusione e 20.000 euro di multa, Giulio Salamini, 5 anni di reclusione e 30 mila euro di multa, Vincenzo Schiavone, 5 anni di reclusione e 30 mila euro di multa, Francesco Turrisi, 10 anni di reclusione, Domenico Urgeste, 3 anni e 2 mesi di reclusione e 3.000 euro di multa, Noel Vergine, 11 anni di reclusione.

Il 18 luglio 2023, i predetti erano stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Lecce, su richiesta della citata Direzione distrettuale antimafia, cui Gianluca Lamendola si era sottratto, dandosi alla latitanza. Lo stesso, il 18 novembre 2023, a seguito di un’articolata e complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dai Carabinieri del Comando provinciale di Brindisi, veniva localizzato a Correggio (RE) nella pertinenza di un’abitazione a seguito di una vera e propria operazione militare condotta con il supporto dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, nel corso della quale veniva dapprima cinturato un intero complesso condominiale, per poi farvi irruzione e bloccare il latitante.

Tra i beni confiscati al capo del sodalizio criminale Gianluca Lamendola, anche un cavallo di nome “Hielke”, un maschio castrone di razza frisone di 23 anni, utilizzato dal predetto per spostarsi nei terreni annessi alla sua masseria per incontrare gli altri sodali e pianificare le attività delittuose del gruppo; è noto che nel mondo criminale il cavallo è simbolo di gloria, nonché bene di lusso da esibire e in cui investire denaro. L’animale è stato affidato all’Arma dei Carabinieri e sarà aggregato a un gruppo di cavalli in libertà, in un ambiente incontaminato caratterizzato da boschi e aree adibite a pascolo, presso la Riserva naturale statale “Murge Orientali”, a Martina Franca, sede del centro di selezione equestre del reparto carabinieri biodiversità.

LE INDAGINI

Le odierne condanne scaturiscono dall’indagine del N.O.R. della Compagnia di San Vito dei Normanni avviata a seguito del tentato omicidio di un sorvegliato speciale, avvenuto la sera del 5 luglio 2020 nel comune di Latiano. La vittima, per puro caso, non venne attinta mortalmente dalla raffica di colpi calibro 9 esplosi, ma solo di striscio.

L’attività investigativa ha consentito di acquisire un poderoso quadro indiziario a carico dei presunti esecutori materiali e del mandante del grave fatto delittuoso nonché di accertare con elevata probabilità che tale evento delittuoso fosse da ascriversi alle dinamiche relative al controllo del territorio da parte di una organizzazione di tipo mafioso capeggiata da Gianluca Lamendola, nipote del mesagnese Carlo Cantanna, condannato all’ergastolo. Le investigazioni hanno evidenziato l’ascesa criminale di Gianluca Lamendola quale capo di un gruppo criminoso dai connotati tipicamente mafiosi avvenuta in modo violento, con l’uso della forza e delle armi.

Le indagini hanno fatto luce sull’attività di consolidamento del potere di controllo di territori già sottoposti al clan capeggiato da Carlo Cantanna, ma contesi da altri gruppi affermatisi nelle more della detenzione di questo, attuata attraverso condotte funzionali a riappropriarsi con metodo violento e minaccioso degli spazi, organizzando e partecipando ad una serie di agguati armati, pestaggi e sequestri di persona nei confronti degli infedeli o di coloro che osavano ostacolarne l’espansione o fossero entrati in contrasto con gli interessi dell’associazione. Sono stati acquisiti importanti elementi sull’attività di traffico di sostanze stupefacenti, quale “core business” dell’organizzazione, attraverso cui sono stati accumulati ingenti capitali che poi, oltre ad essere redistribuiti alle famiglie dei detenuti, sono stati interrati nei fondi adiacenti alla masseria di contrada “Mascava”, principale base operativa dell’associazione, situata in territorio di Brindisi ai confini con quello di Mesagne, San Vito dei Normanni e Carovigno.

Inoltre, sono stati riscontrati almeno cinque tentativi di estorsione in danno di imprenditori locali, che operano nel settore alimentare, della ristorazione e terziario, a cui era stata imposta la consegna di circa 500 euro mensili in cambio di protezione, cinque estorsioni consumate in danno di imprenditori, operanti nel settore della compravendita auto o commercio pellet, e di privati cittadini entrati in conflitto con gli interessi dell’organizzazione, per un totale di circa 20.000 euro. Alcune estorsioni sono state commesse con modalità particolarmente violente e tutte caratterizzate da un atteggiamento scarsamente collaborativo delle vittime. I risultati investigativi hanno trovato riscontro nei numerosi arresti in flagranza di reato e sequestri di armi clandestine (anche da guerra), fra cui pistole, fucili e sostanze stupefacenti.

Comunicato stampa Carabinieri provinciali Brindisi